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Giuseppe Palmieri

Giuseppe Palmieri
Categoria: Personaggi illustri
Periodo: Martignano 1721 - !793
Lecce

Illuminista

La vita


Giuseppe Palmieri nacque a Martignano di Lecce nel 1721. Figlio di "personaggi illustri per antica ed onorata gentilezza, e per cittadine virtù grandemente stimati"; giovanissimo fu avviato alla carriera militare e raggiunse, poco più che trentenne, il grado di tenente colonnello di fanteria. Il suo protettore, generale Laviaville, scriverà a Carlo III parole di elogio per il suo giovane colonnello proponendo che, in caso di guerra, fosse affidata al Palmieri "la direzione dell'esercito". Osserva argutamente Antonio Fusco che le lodi del generale Laviaville per il genio militare del Palmieri scaturivano, più che da "zelo ed attività nelle armi", dalla passione di questi per gli studi militari. E più tardi, nel 1761, il Palmieri, con le sue "Riflessioni critiche sull'arte della guerra", dimostrerà il suo acuto ingegno e la sua cultura ben collaudata da solide letture. La pubblicazione di quest'opera dimostra che il Palmieri, durante gli anni della carriera militare, si applicò con severità allo studio e non trascurò di approfondire interessi molteplici e svariati.

L'itinerario intellettuale del Palmieri è caratterizzato dalle "Riflessioni", opera fondamentale per capire gli interessi culturali e i primi approcci ai problemi della riforma economica, ai quali dedicherà il suo pensiero e la sua azione il futuro economista e uomo di Stato. E non a caso, il Fusco accosta l'opera del Palmieri a quella del conte Algarotti, ambedue figli dell'universalismo illuministico della prima metà dell'Ottocento.

Il problema sociale, vivo e urgente anche nel Settecento, si pone per il Palmieri come un impegno di vita. L'obiettivo della "pubblica felicità", cioè di una migliore distribuzione del reddito e di una più razionale utilizzazione delle risorse, è affrontato dal Palmieri con il taglio dell'economista. Di qui la sua netta propensione a promuovere e sviluppare il ruolo dell'agricoltura come elemento primario della diffusione del benessere sociale dei singoli e della collettività, con la lucida coscienza però di assicurare all'agricoltura i capitoli necessari per le trasformazioni fondiarie. Allo sviluppo dell'agricoltura, il Palmieri dedica gran parte del suo impegno di economista e di uomo di Stato: egli opera riflettendo sulle condizioni dell'agricoltura pugliese e napoletana del suo tempo, ponendosi il problema che "la mancanza di mezzi forma un ostacolo a qualunque coltura" e quindi solo attraverso la "possibilità di ben coltivare" - con adeguati mezzi e capitali - si poteva puntare ad uno sviluppo adeguato dell'agricoltura.

In Palmieri, a differenza dei fisiocratici, è chiara la ripulsa dell'imposta unica sulla terra, che scoraggia il risparmio e il reperimento dei capitali necessari da investire nella conduzione delle aziende.
Il neo-mercantilismo del Palmieri, anticipa l'intuizione che lo sviluppo di una agricoltura capitalisticamente avanzata, e quindi imprenditoriale, è la sola risposta valida - in termini economici di produttività e di concorrenza - alla demagogia e al populismo dei sostenitori dell'agricoltura parassitaria ed assistita.

Il Palmieri non si ferma alla diagnosi: egli è l'anticipatore delle moderne teorie del credito agevolato a favore delle categorie imprenditoriali e produttrici. "Alla impotenza di coltivare per mancanza di denaro potrebbe essere efficace rimedio - scrive il Palmieri nelle sue "Riflessioni sulla pubblica felicità relativamente al Regno di Napoli" -una cassa di credito, da stabilirsi in ogni provincia: la quale somministrasse il denaro che bisogna agli agricoltori, con la sicurezza del pegno o di mallevaria per chi non potesse darne altra".

Il Palmieri si poneva anche il problema del finanziamento delle Casse Rurali (non era sufficiente che "il danaro che per ragione di tributi si riscuote dalle provincie, potesse soggiornare per breve spazio in tali cassi nei divisati tempi precedenti le coltivazioni e le raccolte") e puntava con decisione alla riforma finanziaria che facesse giustizia, come osserva Fusco, di imposte e dazi e tariffe, cioè di tutti quei vincoli negativi che ostacolavano l'agricoltura nel Settecento come del resto ai giorni nostri.

L'agricoltura, come il commercio e l'attività manifatturiera, erano i pilastri della vita economica del Settecento; in essi il Palmieri giustamente riscontrava una connessione organica, anticipando le più avanzate concezioni economiche che puntano ad uno sviluppo ordinato dell'economia moderna. In questo senso, e non solo su questo terreno, il Palmieri, oltre a dimostrarsi un profondo conoscitore della società dei suoi tempi, è l'anticipatore di teorie e comportamenti che sono stati attuati secoli dopo; ed è pertanto indiscutibile il merito di Antonio Fusco di averci fatto conoscere l'opera del Palmieri che, pur essendo lontana da una trattazione sistematica di principi e di teorie, ha l'innegabile pregio della chiarezza e un pragmatismo ancora valido ed attuale. Certo, nell'azione intellettuale del Palmieri si riflette innanzitutto il malessere del Regno di Napoli e della società del suo tempo, ma la sua opera non può essere liquidata con giudizi sommari ed affrettati. Ripetendo l'espressione del Ferrara, anche Fusco si chiede se l'opera del Palmieri può essere considerata scienza o studio. La verità è che il Palmieri pur partendo dall'analisi e dallo "studio" della situazione economica del napoletano, si è posto ed ha posto problemi ed obiettivi di interesse generale, così validi ed attuali, che ancora oggi stentiamo ad approfondirli e alle cui soluzioni abbiamo dato spesso risposte parziali e contraddittorie.

Si deve ad Antonio Maria Fusco, valoroso ed apprezzato studioso di scienza economica, un documentato saggio sull'opera e sulla vita di Giuseppe Palmieri di Martignano, una delle figure più rappresentative del Settecento napoletano. Il merito di Fusco è quello di aver analizzato gli scritti del Palmieri con il rigore scientifico proprio di un professore di economia e di aver condotto una accurata ricerca sulle vicende personali e familiari dell'economista leccese, inserito nel più complesso intreccio delle vicende politiche e sociali del suo tempo.

Il saggio di Fusco - pubblicato dall'editore Giannini di Napoli - non è una biografia nel senso tradizionale del termine: è la "storia" di una personalità insigne e rappresentativa del suo tempo, è una "storia" individuale che si snoda nell'arco di un secolo e si slarga a contenuti e valori della vita civile e sociale del Regno di Napoli.

Morì nella sua stessa città natale, nel 1793.

Fonte: Fonte: www.bpp.it

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