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Antonietta De Pace

Antonietta De Pace
Categoria: Personaggi illustri
Periodo: Gallipoli 1818 - Portici 1893
Gallipoli (LE)

Patriota

Antonietta De Pace nasce a Gallipoli, il 2 febbraio 1818, da una famiglia ricca e nobile.
Il padre, Gregorio De Pace è banchiere e sindaco della città e la madre, donna Luisa Rocci Girasoli, è di origini aristocratiche.
Antonietta è bella e fiera, non tollera le ingiustizie sociali e la sua anima generosa si rivela già a tredici anni quando si rende conto delle condizioni di vita durissime dei contadini che lavorano nelle campagne di Ugento: la malaria, il tifo, la tubercolosi sono le malattie più diffuse dovute alla presenza delle paludi infette (il plasmodium malariae era veicolato nel corpo delle povere vittime dalla puntura della zanzara anofele …), dalla mancanza di acqua potabile sostituita dall'acqua putrescente delle cisterne, dalle condizioni igieniche precarie aggravate dall'alimentazione insufficiente.
Purtroppo, il destino cospira contro di lei e suo padre viene lentamente spegnendosi consumato da una malattia misteriosa, fino a spirare lasciando la famiglia nella disperazione e nella dolorosa scoperta della rovina finanziaria. In realtà tutto è stato architettato dalla mente diabolica di un figlio adottivo nonché segretario del padre in combutta con l'amministratore dei beni della famiglia De Pace.
Antonietta si reca a Napoli, ospite della sorella Rosa e del cognato Epaminonda Valentino, detto "Mino", ardente mazziniano che presenta la cognata al circolo dei cospiratori i quali, inizialmente non la accettano ma in seguito, colpiti dal coraggio e dall'intelligenza di lei la considerano parte integrante del gruppo patriottico meridionale.
Nel 1830 iniziavano i tentativi rivoluzionari della Giovane Italia che culminavano con la tragica morte dei fratelli Bandiera in Calabria, nel 1844. Nel 1848, è sulle barricate, travestita da uomo, al fianco di Giuseppe Libertini finché anche il Regno delle due Sicilie ottiene la sua costituzione concessa da Ferdinando II e abrogata l'anno successivo con un decreto cui fa seguito una repressione durissima: viene arrestato anche Valentino che, condotto nel terribile carcere dell'Udienza, a Lecce, e rinchiuso nelle celle fetide, buie e senz'aria che caratterizzavano quel luogo di detenzione muore per collasso cardiaco invocando l'aria…
Antonietta non si dà per vinta; sotto lo pseudonimo di Emilia Sforza Loredano mantiene i collegamenti tra i mazziniani di Puglia e quelli delle altre regioni italiane, si affilia ad un gruppo mazziniano che fa capo al tarantino Nicola Mignogna e cospira contro i Borboni fino al momento del suo arresto, avvenuto nel 1855. (fonte 1)

Durante il lungo processo ebbe il solo privilegio di stare in una stanza da sola, mentre le altre detenute - prostitute, ladre, assassine - dormivano nei "cameroni". Antonietta era chiamata "la signorina", perché si trovava in carcere per "costituzione", ossia era una prigioniera di Stato (B.Marciano). L’accusa muoveva dalla convinzione dell’esistenza di una cospirazione repubblicana guidata dal Mazzini. I proclami sequestrati al Mignogna e le lettere di Antonietta erano il corpo del reato. Nonostante le confessioni del traditore Pierro, Mignogna tacque e Antonietta seppe magistralmente difendersi dalle accuse della polizia.

Il procuratore generale Nicoletti aveva chiesto la condanna a morte per Antonietta, ma poiché la giuria si espresse a parità di voti, tre contro e tre a favore, la donna fu assolta. Secondo la prassi giudiziaria dell’epoca Antonietta, libera, fu posta per un certo numero di anni sotto la tutela di un parente, il cugino Gennaro Rossi, barone di Capranica. Presso di lui, al numero 4 di Vico Storto Purgatorio ad Arco in Napoli, Antonietta visse fino al 1859, strettamente sorvegliata dalla polizia. Ma non abbandonò la sua attività di cospiratrice: fondò a Napoli un Comitato politico mazziniano, di cui facevano parte Antonietta Poerio, Raffaella Faucitano, e Alina Perret.Sotto la guida di Antonietta, le donne, che si riunivano nella Villa Poerio in via San Nicola a Nilo, stabilirono nuovi contatti con il comitato mazziniano di Genova. Nell’ottobre del 1858 Antonietta incontrò Beniamino Marciano, un giovane prete liberale di Striano, che era venuto ad abitare nello stesso edificio in cui risiedeva Antonietta. Tra i due nacque subito un intenso rapporto, sul piano sentimentale e politico; ma si sposarono solo nel 1876, quando Antonietta aveva già 58 anni. Beniamino divenne il segretario del comitato femminile; poi, insieme, si adoperarono per favorire l’impresa garibaldina. Quando, il 9 gennaio 1859, il Re Vittorio Emanuele II pronunziò le note parole "il nostro cuore non può rimanere insensibile al grido di dolore che giunge da ogni parte d’Italia…"Antonietta abbandonò ogni riserva e, lasciata la casa del cugino, si stabilì clandestinamente in via S. Giuseppe de Nudi, dove si raccoglievano sospettati e perseguitati politici. Per sfuggire alla polizia aveva studiato con cura le chiese napoletane dotate di una doppia uscita: entrata da una porta, usciva dall’altra! Si recava a casa della Poerio, dell’Agresti, al consolato sardo.Per la sua attività a favore dell’annessione di Roma, Antonietta fu arrestata dalla polizia pontificia, mentre in treno si recava da Napoli a Firenze, dove il Marciano dirigeva il giornale l’Italia. Antonietta doveva presentare al governo italiano una relazione circa la possibilità di organizzare una spedizione militare di volontari guidata da Nicotera, per penetrare nell’agro romano da Ceprano. Fu rilasciata per le proteste del governo sabaudo e grazie alla sua abilità nel distruggere le carte compromettenti che portava con sé. Dopo un periodo di depressione, dovuto alle alterne vicende politiche, e alla morte del nipote Francesco Valentino, avvenuta in battaglia a Bezzecca, Antonietta riprese la sua abituale vitalità, quando, il 20 settembre 1870, i soldati italiani entrarono a Roma. Intanto a Napoli, il progressista Imbriani, eletto sindaco, promosse importanti riforme nella pubblica istruzione, a cui si dette un’impostazione laica. Ad Antonietta fu affidata l’ispezione delle scuole della sezione Avvocata.Si dedicò così all’attività educativa insieme al marito, assessore alla Pubblica Istruzione di Napoli. La malattia di lui, il suicidio del cognato Peppino Marciano, nel 1881, la morte di Caterina Valentino, provocarono un nuovo esaurimento nervoso ad Antonietta, che per distrarsi iniziò a viaggiare. Visitò col marito Roma, Firenze, Torino e Milano e tornò a Gallipoli, dopo trentaquattro anni di assenza. Si stabilì per un lungo periodo a Castellammare di Stabia, dove Beniamino Marciano dirigeva l’"Ateneo"; poi si recò a Striano, paese natio del Marciano. Il 1° maggio 1894 il municipio di Striano deliberò di intitolare ai due eroi due strade del paese.Dopo essersi rifugiati in Puglia per sfuggire all’epidemia di colera del 1884, i due tornarono a stabilirsi a Napoli, a Piazza San Gaetano, dove era la sede dell’Istituto e del Convitto fondati dal Marciano. (fonte 2)

Il 4 Aprile del 1893, spira tra le braccia dell'adorato marito, nella residenza estiva di Portici, vicino a Napoli. (fonte 1)




Fonte: (Fonte 1): sito dell'Istituto "Antonietta De Pace"; (Fonte 2): Università degli Studi di Napoli Federico II; Dipartimento di discipline storiche "E.Lepore"

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