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Museo Civico "Pietro Cavoti"

Musei, gallerie, pinacoteche


La storia di Galatina fin dalle sue origini


Il "Museo Comunale" di Galatina ha origini piuttosto recenti. Nasce, infatti, con l'intitolazione a Pietro Cavoti il 15 gennaio 1936. Ma prima di giungere a tale data è bene ripercorrere le tappe che hanno portato all'apertura del suddetto.

Dopo la morte del Cavoti (1890) grande studioso di storia, letteratura, archeologia, arte e particolarmente interessato allo studio della Basilica di S. Caterina d'Alessandria al quale dedicò gran parte della sua vita, il desiderio di offrirgli un pubblico riconoscimento e il timore di vedere dispersa la sua immensa collezione, fecero nascere nella mente di Cosimo De Giorgi, grande amico del Cavoti, l'idea di istituire un Museo civico a Galatina.

Quando parlava di Museo, il De Giorgi, intendeva una struttura che contenesse non solo oggetti d'arte, ma anche una Scuola dove gli allievi potevano perfezionarsi tecnicamente, quindi un Museo-Scuola come quello fondato da Gaetano Filangeri a Napoli nel 1878: "Museo di Arte e Mestieri".

Tuttavia mentre la Scuola-Tecnica "Pietro Cavoti" venne fondata nei primi anni del '900 (1905-1907), il Museo civico sarà istituito con l'intitolazione a Pietro Cavoti il 15 gennaio 1936 dietro deliberazione podestarile di Domenico Galluccio.

La delibera di denominazione del Museo di Galatina come "Museo Pietro Cavoti" è la diretta conseguenza di un'altra deliberazione che, nell'ordine la precede immediatamente.

Con quest'ultimo atto, infatti, si procedeva ad accettare i lasciti a favore del Comune di Galatina dell'avvocato Raffaele Torricelli, (nipote del Cavoti) di Avetrana, il quale con testamento pubblico del 1931, donava alla Biblioteca Comunale di Galatina tutti i suoi libri e al Museo tutte le illustrazioni della Chiesa di Santa Caterina fatte da Pietro Cavoti ed ancora stampe, documenti, incisioni, dipinti, ecc. sempre del Cavoti.

Grande interesse per l'apertura del Museo dimostrò anche Francesco Bardoscia, infatti, tra il 1934 e il 1936, il Bardoscia, illustre esponente dell'alta borghesia galatinese, segretario della locale Sezione del Partito Nazionale Fascista, avviò una raccolta di opere d'arte e testimonianze storiche che successivamente avrebbero costituito il patrimonio museale. La sua dedizione a questo progetto fu tale che in pochi anni raccolse una notevole mole di materiale, attingendo a varie fonti. Sebbene la provenienza dell'intero patrimonio museale non è precisamente documentata, si può dedurre dalle caratteristiche delle opere che alcune fossero di proprietà comunale fin dalla metà dell'ottocento, a seguito della soppressione degli Ordini religiosi del 1866, per la quale una imponente quantità di opere sacre, storiche, artistiche, fu devoluta agli Enti locali; infatti, il patrimonio museale comprende anche oggetti provenienti da conventi locali, opere di arte sacra presumibilmente facenti parte di cappelle gentilizie. Inoltre il Bardoscia comprese nel patrimonio museale anche particolari decorativi di palazzi del centro storico e, considerando sin da allora l'erigendo Museo come nucleo di conservazione dei beni culturali, anche parti di edifici in demolizione o trasformazione che altrimenti sarebbero andate perdute. Attinse anche agli archivi comunali, soprattutto per quanto riguarda i documenti antichi e le pergamene. Volle inoltre che il Museo rappresentasse la città anche attraverso i cimeli bellici e i corredi appartenenti a concittadini illustri ed eroi di guerra.

I documenti conservati nel Museo provano che, fin dal 1935, anche lo scultore Gaetano Martinez, partecipò all'arricchimento del patrimonio artistico, con la donazione di molte sue opere dato anche il rapporto di amichevole e reciproca stima col Bardoscia il quale, anticipando i tempi, aveva evidentemente già percepito la grandezza dell'artista e l'importanza della sua presenza nelle collezioni museali.

Con deliberazione n. 8 e 9 del 15 gennaio 1936 quando, alla morte del Torricelli il Fondo Cavoti fu consegnato al comune di Galatina, la Giunta Municipale accettava la donazione e denominava il Museo di Galatina come "Museo Comunale Pietro Cavoti". E' da considerarsi questo l'atto di nascita del Museo galatinese, poiché non abbiamo testimonianza di inaugurazione ufficiale.

La sede del Museo era già stata individuata almeno dal 1933, lo stesso Bardoscia aveva suggerito il restauro di alcuni locali vecchi e abbandonati, al piano terra di Palazzo Orsini, sede municipale. I documenti di archivio e le fonti dell'epoca attestano i lavori di muratura e falegnameria che furono eseguiti per allestire le sale, interventi per i quali il Bardoscia sostenne buona parte delle spese.

Nel 1970 il materiale del Museo fu trasferito in due ampi locali dell'ex Convento dei Domenicani (del '500, ricostruito nel '700) designato come nuova sede dello stesso.

Prima del trasferimento fu effettuata una ricognizione fotografica della vecchia sede, attualmente esposta nel corridoio esterno del Museo, dalla quale si può dedurre che quell'esposizione non aveva finalità didattiche o di corretta fruizione, ma rispecchiava quasi il concetto settecentesco di Museo come luogo di accumulazione di oggetti vari, importanti e non, che destassero curiosità e ammirazione. L'allestimento non agevolava la conoscenza del patrimonio come testimonianza storica e solo alcune iscrizioni descrivevano sommariamente le opere e la loro provenienza; gli oggetti erano disposti senza un ordine coerentemente organizzato.

In questa sede nel 1983, le collezioni storico-artistiche furono fortemente depauperate da due furti: con il primo furono sottratte la collezione numismatica e quella sfragistica, circa mille pezzi; con il secondo furto l'intera collezione archeologica, alcune monete scampate al primo furto, medaglie tra cui quella che il Cavoti disegnò in tre parti: oro, argento e bronzo nel 1882 per l'allora ministro delle finanze Agostino Magliani, medaglie al valore e al merito, croci d'argento, statuette caricaturali, ceramiche dipinte, alcuni gessi e bozzetti monumentali del Martinez.

Il Museo civico Pietro Cavoti è rimasto chiuso al pubblico dal dopoguerra ai nostri giorni, e questa situazione ha contribuito a cancellare quasi completamente dalla memoria collettiva il ricordo dell'esistenza di questa istituzione e dei valori in essa conservati.

Il lavoro di allestimento, avviato dall'Amministrazione Comunale nel 1997 e portato a termine nel novembre del 1999, è stato eseguito in coincidenza con i lavori di restauro e forniture previsti nel "Progetto integrato Fruizione dei Beni Culturali - Museo Pietro Cavoti" degli Ing.ri Mario Rossetti e Massimo Romano, finanziamento P. O. P. 1994-99, Direzione dei lavori dell' Ufficio Tecnico Comunale e degli stessi progettisti. L'allestimento museale è stato eseguito da Maria Prato a seguito dell' accettazione delle sua gratuita disponibilità da parte dell' Amministrazione Comunale di Galatina. I lavori si sono svolti con la collaborazione, il controllo degli addetti e responsabili del Museo, nonché con l'ausilio dei soci della cooperativa Millenium.

Disponendo il patrimonio secondo un percorso storico-artistico che consente di illustrare la storia di Galatina, a partire dal nostro secolo e indietro nel tempo fino alle più antiche testimonianze archeologiche ritrovate nel nostro territorio, si è voluto rispettare l'originaria identità del Museo di storia civica, che, attraverso le opere d'arte e le testimonianze storiche, racconta la storia di Galatina.

Testo: www.museocavoti.it


Recapiti

Indirizzo: Piazza Alighieri, 51
E-mail: info@museocavoti.it
Web: http://www.museocavoti.it

Questa struttura è presente nell'itinerario:
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