Itinerari

Tra le serre verso Finibus Terrae

Centopietre (Patù)
Categoria: Itinerari di Cicloamici Lecce
Marina di Pescoluse, Salve, Patù, Vereto, Torre Vado (Le)

Percorso circa 30 Km, Il percorso proposto si svolge su strade tranquille e secondarie, alcune delle quali appena asfaltate, collegando in tranquillità e sicurezza i posti da visitare.

A Marina di Pescoluse si inforca la sella e si procede per la strada provinciale Pescoluse-Salve svoltando a sx alla prima traversa e seguendo l’itinerario proposto in senso orario, la valle del fiume Fani, il paesino di Salve, le vore di Barbarano e il Santuario di Leuca Piccola. A Patù si farà una sosta, visitando i suoi megaliti e la messapica Veretum infine, attraverso un percorso vista mare, si arriverà a Torre vado, al tramonto.

La via Sallentina

Il topografo Giovanni Uggeri chiama via Sallentina la strada romana paralitoranea che congiungeva i principali centri del Salento, per tutta la sua lunghezza,da Otranto al Capo Iapigio o promontorio salentino e quindi a Taranto. In età moderna la strada è stata anche chiamata Traiana ma si è più propensi a considerarla un prolungamento della via Appia piuttosto che la continuazione della Traiana che da Bari scendeva a Brindisi.
Probabilmente la strada esisteva già ai tempi dei Messapi e congiungeva città fiorenti in epoca preromana, decadute successivamente (Manduria Alezio, Vereto, Ugento) alcune definitivamente abbantonate. Plinio e Strabone ne fanno menzione ma danno informazioni molto scarne e forniscono misure imprecise. Soltanto nella "Tabula Peutingeriana" la via sallentina viene descritta nel suo completo sviluppo, con l'indicazione di tutte le stazioni e le relative distanze. A Cassandra, sulla collina denominata "Profichi", posta ad ovest del Canale a breve distanza dalle Masserie "Spigolizzi" e "Profichi", sorse la leggendaria cittadella di Cassandra, dove, secondo la tradizione, c'era il mulino che macinava le pepite d'oro e che fu distrutta nel 548 d.C. ad opera dei Goti.

Note storiche

Leuca Piccola

È un complesso storico-monumentale sito alla periferia di Barbarano. E’ così detto perché nei secoli passati vi sostavano i pellegrini diretti al celebre santuario di S. Maria di Leuca “De finibus terrae”.
Il gioiello di questo complesso -costruito tra il 1685 e il 1709- è costituito dalla chiesetta denominata Chiesa di S. Maria di Leuca del Belvedere, restaurata nel 1988 a cura dell’Amministrazione Comunale: splendida fusione di un locale destinato al culto con un retro-locale più intimo destinato a sagrestia, con un corpo monumentale a grandi arcate in stile neoclassico sovrapposto alla facciata del primo locale e, infine, con un ambiente - al primo piano - destinato a più sicuro rifugio in caso di incursioni turche. Al di sopra dell’ingresso alla chiesetta si conserva ottimamente lo stemma dei Capece (la famiglia baronale feudataria di Barbarano, alla quale apparteneva il benefattore e fondatore dell’intero complesso, don Annibale Capece), il leone rampante.
Preziosi sono gli affreschi che arricchiscono tutte le pareti della chiesetta, non esclusa la volta. Un fatto di indiscussa rilevanza è dato dalla compresenza, negli affreschi di Leuca Piccola, di santi appartenenti all’area latina e a quella greca: è il caso di S. Lazzaro, S. Oronzo, S. Barbara, S. Francesco da Paola, S. Marina, S. Lucia, S. Pasquale, S. Gennaro, S. Leonardo, i quattro Evangelisti.
Nella corte - annessa alla chiesetta - si trova l’accesso ai sotterranei. Una magnifica grotta, scavata dalla mano dell’uomo. Lungo le pareti della grotta furono ricavate delle cuccette, divise una dall’altra da un tramezzo di roccia. Fatto singolare: in questo grande ipogeo ci sono tre pozzi meravigliosi dalle acque freschissime che hanno dissetato per secoli i pellegrini d’Italia e d’Europa.

Vereto

Vereto secondo la maggior parte degli studiosi corrisponde alla Iria di Erodoto (storico greco del V sec. a. C.), e quindi sarebbe la prima città fondata dai Messapi nel territorio salentino. Nel periodo di massimo splendore era difesa da mura poderose — a blocchi isodomi — lunghe più di quattro chilometri e dominava su un comprensorio che abbracciava anche Leuca e S. Gregorio. Anzi, nella baia di S. Gregorio, Vereto costruì un porto militare, i cui resti possono essere ammirati sul fondo del mare, a pochi metri di profondità, proprio di fronte alla punta rocciosa che protegge l’insenatura dalle mareggiate di scirocco. Altre testimonianze veretine superstiti in S. Gregorio sono una scalinata messapica e un pozzo che un tempo riforniva di acqua fresca le navi alla fonda.
I reperti archeologici ed epigrafici venuti alla luce da campagne di scavi o a seguito di fortuiti ritrovamenti, sono conservati presso il Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” di Lecce: tantissimi oggetti (terrecotte, vasi, olle, urne cinerarie, monete, lucerne, capitelli) sono finiti nelle mani di privati e da qui nel mercato clandestino dell’ antiquariato.
L’acropoli dell’antica Vereto coincide con quest’area in cui sorge la chiesetta della Madonna di Vereto (sec. XVII): dall’alto della collina la città controllava tutto il territorio fino a Leuca e in direzione di Ugento.
Vereto, più volte distrutta nel corso dei secoli, risorse dalle proprie ceneri e fu un centro fiorente anche nel Medioevo, baluardo contro i Saraceni che dal mare portavano ovunque morte e distruzione con attacchi pirateschi. Fu definitivamente distrutta e rasa al suolo nel 1155 da Guglielmo il Malo. Gli abitanti superstiti costituirono i gruppi originari di nuovi insediamenti (Patù, Castrignano, Morciano, ecc.), mentre i ciclopici massi dei monumenti di Vereto finirono con l’essere più tardi utilizzati nella costruzione di chiese, paiare, muri a secco. Da un millennio i resti della mitica città attendono di venire alla luce.

Fani

La denominazione “Fani” si ritiene provenga da “Fanum”, parola latina con la quale si indica un luogo dedicato alle divinità, un tempio o un santuario.
In questo territorio infatti, tradizione vuole che esistessero tre templi: quello posto all’interno della leggendaria “Grotta delle Fate”, quello dedicato a Bacco del “Villaggio di Spigolizzi” situato sulla collina dei Profichi, ed il tempio pagano delle “Serrazze” che si ritiene fosse ubicato nel luogo dove successivamente fu costruita la Cappella del SS. Crocefisso.

Informazioni sul percorso

Tempo di percorrenza: sette ore comprese soste
Difficoltà: bassa/media
Dotazioni: acqua, pranzo a sacco, dotazioni standard per combattere eventuali forature e freddo/pioggia, caschetto protettivo.
Dislivello: 162 m


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